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L’imperatore Giuseppe II vieta le sepolture nelle chiese (11)

Le inumazioni nelle chiese e nei cimitero attorno alle chiese cessarono nel 1784 quando entrò in vigore il decreto dell’imperatore Giuseppe II, che anticipo di venti anni il famoso editto di Sant Cloud (correttamente si chiamava Decret imperial sur les sepultures), emanato da Napoleone   che riguardava non solo i cimiteri della Francia ma anche quelli dei paesi dell'orbita napoleonica, tra cui l'Italia. L’editto stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, e che fossero tutte uguali. Una norma quest’ultima che ispirò Ugo Foscolo a comporre la famosa ode “I Sepolcri”. 

L’editto napoleonico non ebbe conseguenze per quanto riguarda la Contea di Gorizia perché da venti anni era in vigore il decreto dell’imperatore austriaco Giuseppe II che aveva vietato le sepolture dento e fuori le chiese disponendo che ci realizzassero cimitero fuori degli abitati. Già nel gennaio di quell’anno il Capitano distrettuale aveva informato il conte Giuseppe del Mestri, commissario della veneranda chiesa parrocchiale, che era necessario per questione di igiene, ma anche di pericolosità perché’ vi erano state delle profanazioni delle tombe, trovare un sito fuori dell’abitato per realizzare un nuovo cimitero.

L’area del nuovo cimitero fu individuata lungo la via che portava a Povia (oggi via Conti Zucco). In questo cimitero, come scrive Blasutic, sul portone di entrata vi erano inserite pietre di addobbo: quattro leoni di San Marco, pietre che erano servite per delimitare il confine con Brazzano, allora sotto la Repubblica di Venezia. Altre pietre riproducevano lo stemma arciducale con la data 1753, anno di definizione dei confini. L’arco in pietra riportava inciso in latino la scritta: “Chiunque tu sii t’avvicini al teatro della morte dove morto tu pure verrai”.

Nel cimitero della chiesa di San Nicolò l’ultimo sepolto fu Francesco Menon, figlio Antonio, ucciso a 35 anni da un fulmine nel pomeriggio del 9 agosto 1784, era un lunedì, che si abbatté “in tempo di vespero” nella centa di Sant’Adalberto.

L’ultima sepoltura all’interno del Duomo, nei loculi della Confraternita del SS. Sacramento, avvenne il 6 novembre 1784 e fu di un certo Giuseppe Gazot di 62 anni.

Il nuovo camposanto ricevette le prime salme il 15 novembre 1784 e restò in funzione fino al 1887 quando fu realizzato l’attuale cimitero di via Molin Nuovo.

Nella prossima puntata entreremo scriveremo delle Confraternite che esistevano nella parrocchia di Sant’Adalberto.

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