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Le Suore della provvidenza: una presenza a Cormòns di 150 anni

Chiesa dello Sposalizio di MariaEra un martedì il 23 gennaio 1866 quando di prima mattina, dal treno proveniente da Udine, alla stazione di Cormons scesero cinque suore destinate al convento che era stato fino al 1812 della Consorelle della Carità cristiana. Le cinque religiose, che appartenevano alla congregazione delle Suore della Provvidenza, erano attese nel centro collinare da una comunità in festa. Dalla stazione vennero accompagnate nella cappella del conte Del Mestri, dedicata allo sposalizio della Beata Vergine conosciuta anche come di San Giuseppe che si trova ancora in via Sauro. La piccola chiesa era gremita di gente: c’erano le autorità, i nobili, le scolaresche e più dietro il popolo che fissava di continuo i primi banchi coperti di damasco dove si trovavano inginocchiate le suore.

Tra l’aristocrazia cormonese, elegante e irrequieta, come scrive suor Margherita Makarovic in “La solerte giardiniera di Rosa Mistica”, la contessa Ernesta Strassoldo (1806-1897), vedova del barone Giorgio Locatelli (1796-1862) era veramente soddisfatta. Si concretizzava un progetto che aveva portato avanti assieme al parroco don Antonio Marocco. La generosità della contessa Strassoldo aveva permesso l’arrivo delle religiose: aveva infatti offerto i 4 mila fiorini necessari per l’acquisto del convento delle Sorelle della Carità cristiana. I nobili cormonesi avevano già dimostrato la loro beneficenza verso gli ordini religiosi: un’altra Strassoldo, Sulpizia Florio, aveva nei primi anni del Settecento contribuito finanziariamente Orsola de Grotta nel suo progetto di istituire le Sorelle della Carità. E qualche anno prima, nel 1702, il barone Andrea Locatelli morendo aveva lasciato i suoi beni ai Domenicani perché, oltre a un convento, aprissero una scuola per i ragazzi e i giovani cormonesi.

Don Marocco da una decina d'anni stava cercando una strada per affidare la chiesa di Santa Caterina e il convento a un ordine religioso, dopo che il decreto di Giuseppe II prima e le leggi napoleoniche poi avevano spazzato via ben tre istituti religiosi che operavano nel centro collinare: le Consorelle della dottrina cristiana, i Cappuccini e i Domenicani. Il decano di Cormons non riusciva con i suoi collaboratori a mantenere le tre chiese maggiori del paese, ma soprattutto a rispondere ai bisogni spirituali della popolazione e c’era soprattutto bisogno di fornire un’educazione religiosa specialmente rivolta alle fanciulle. Cormons negli ultimi 50 anni era cresciuto di mille abitanti e urbanisticamente cominciava ad allargarsi prolungandosi verso sud ovest grazie alla linea ferroviaria inaugurata nel 1860, che collegava Cormons con Gorizia e Trieste da una parte e con Udine dall’altra.

Secondo un estimo catastale del 1830 il comune contava 3.664 abitanti, le case erano 478, le famiglie 881; di queste 520 erano dedite all’agricoltura, 120 all’industria e circa 260 praticavano un’attività promiscua. Si trattava in particolare di famiglie rurale, che nel periodo libero dai lavori dei campi, arrotondavano il magro bilancio con lavori domestici quali la coltura del baco da seta e la tessitura di panni rustici. Non c’era invece, in quella prima metà del secolo, quel fervore culturale che aveva caratterizzato il Settecento. Il periodo napoleonico, durato poco più di un decennio, aveva comunque impoverito il paese di quella presenza religiosa che era già stata ridotta dal decreto di Giuseppe II del 1785. La presenza di comunità religiose aveva contribuito notevolmente a elevare il tenore culturale della comunità. Si pensi solo ai Domenicani e alla loro scuola che permise a molti cormonesi di avere un’istruzione mediamente superiore ad altri centri viciniori anticipando il decreto dell’imperatrice Maria Teresa che nel 1774 aveva disposto la frequenza scolastica obbligatorio.

Nel 1864 don Antonio Marocco si rivolse a padre Luigi Scrosoppi che a Udine, nel 1737, aveva fondato la congregazione delle Suore della Provvidenza per attuare un progetto che gli ardeva nel cuore: restituire la vita al convento e alla chiesa.San Luigi Scrosoppi Probabilmente don Marocco aveva avuto notizie da un gesuita, suo amico, il padre Banchich, riguardo alle Suore della Provvidenza e al loro fondatore.

Le trattative fra il parroco-decano di Cormons, don Antonio Marocco, e padre Luigi ebbero uno svolgimento rapido e felice, tanto che il 21 dicembre 1864 il decano poteva chiedere all’arcivescovo di Gorizia, mons. Andrea Gollmayer, il consenso per chiamare le suore della Provvidenza. Ma solamente il 10 luglio 1865 si poté stendere il contratto, per il quale i coniugi Antonio Stua e Anna Maghet vendevano per seimila fiorini la maggior parte dell’ex convento alla Casa delle Derelitte, rappresentata dal padre Luigi e dalla superiora madre Teresa Fabris. E questi si impegnavano di costruire in questi locali “ una sezione o casa filiale con quattro o cinque maestre suore della Provvidenza, per attendere all’educazione delle fanciulle povere del paese di Cormons e luoghi vicini”.

il parroco potè così iniziare la trafila burocratica per ottenere le necessarie autorizzazioni. L’8 agosto 1865 scriveva all’arcivescovo di Udine Andrea Casasola “…una benefattrice di Cormons ha dato alle reverende suore della Provvidenza Pia casa di Udine, il mezzo di poter comperare il fu convento delle fu Sorelle della Dottrina Cristiana, in Cormons, all’oggetto che le dette Suore della Provvidenza abbiano a dedicarsi dell’istruzione delle fanciulle di questo paese ed anche dei circonvicini”. Don Marocco sperava già di poter iniziare l’anno scolastico con il 4 novembre di quell’anno e pertanto chiede all’arcivescovo “affinché volesse benignamente degnarsi di concedere che tre maestre approvate dalla Pia Casa Suore della Provvidenza possano trasferirsi a Cormons nel convento a loro nome acquistato, onde dedicarsi all’istruzione delle fanciulle…”. Pronta e positiva fu la risposta di monsignor Casasola che il 18 agosto acconsentiva alla richiesta e così il 28 settembre dello stesso anno don Marocco comunicava a padre Scrosoppi anche il nulla osta da parte dell’arcivescovo di Gorizia che donava per l’apertura del nuovo convento 500 fiorini. Il 14 ottobre 1865 il luogotenente di Trieste concedeva all’Ispettorato distrettuale l’autorizzazione in forza della quale le suore poterono aprire la scuola, anche se non si poté rispettare la data del 4 novembre. L’apertura del convento fu visto con favore anche dalla Casa d’Austria. L’imperatore Francesco Giuseppe con una sovrana risoluzione, che porta la data del 9 dicembre 1865, donava gratuitamente alle Suore della Provvidenza la chiesa di Rosa Mistica - costruita un secolo prima dalle Sorelle della Dottrina Cristiana è dedicata a Santa Caterina - con l’impegno di conservarla e tenerla aperta al culto.

E torniamo alla giornata del 23 gennaio. Le suore, accompagnate dal clero, dai nobili e dal popolo, in corteo, dalla cappella dei Del Mestri si recarono nella chiesa di Rosa Mistica dove, nel presbiterio, il parroco le presenta una a una all’arcivescovo Andrea Gollmayer giunto in carrozza da Gorizia. Dopo aver ricevuto l’omaggio delle suore che gli baciarono l’anello, il presule celebrò la messa, che fu accompagnata dai canti delle suore che intonarono inni composti e diretti da maestro Giacomo Tomadini di Cividale. Il rito si concluse con la benedizione del convento da parte dell’arcivescovo. In quella giornata di festa molte furono le consorelle giunte da Udine per assistere alla cerimonia, ma non c’era padre Scrosoppi. Vi era stato alcuni giorni prima per preparare la casa a puntino. All'inaugurazione, quando avrebbe fatto figura e attirato gli sguardi e la venerazione di tutti, non volle rimanere. La vigilia se ne tornò a Udine.

Che fosse quel 23 gennaio un giorno di festa per Cormons lo si poté constatare dallo spazio che i quotidiani di allora dedicarono all’evento. Il giornale di Venezia “La libertà cattolica” iniziava così il suo lungo articolo: “Mentre nel Regno d’Italia si cacciano con la violenza i religiosi e le monache dai loro sacri ritiri e si spogliano di quanto hanno, l’Impero d’Austria si vanno invece aprendo delle casse per le famiglie religiose., Una di queste fu ieri solennemente aperta a Cormons per le suore della Provvidenza”. Dopo aver ampiamente descritto la cerimonia religiosa, concludeva: … non si può esprimere quanto gli abitanti di Cormons e dei vicini villaggi esultassero per questo beneficio, come tutte le signore di Cormons gareggiassero nel provvedere le suore di mobili e vettovaglie. Questa è una prova che le famiglie religiose sono desiderate, amate, e ch’è conosciuta la loro utilità per la cristiana educazione…”.

Santuario di Rosa MisticaIl giornale, di ispirazione cattolica, nel raccontare l’arrivo delle suore e il loro apprezzamento, non nasconde un certo astio per il nuovo regno sabaudo accusato di anticlericalismo. Che questo timore fosse ben presente lo si poté capire qualche mese più tardi quando, per lo scoppio della terza guerra di indipendenza, padre Scrosoppi, sentite le suore anziane, decise con il consenso dell’Ordinario di Udine e di Gorizia di trasferire la casa generalizia da Udine a Cormons temendo che l’annessione del Friuli all’Italia comportasse restrizioni se non addirittura la chiusura della congregazione. Il centro collinare, pur risiedendo il fondatore nella casa madre udinese, divenne il fulcro della vita religiosa delle Suore della Provvidenza. Furono anni molto intensi per la congregazione che espanse la sua attività in altri entri della regione e in Istria, sempre a favore degli ammalati con servizio nei vari ospedali e nel campo dell’istruzione con la gestione di scuole e asili. Da Cormons la casa generalizia si spostò nel 1925 a Gorizia per trasferirsi nel 1961 a Roma.

A Cormons la scuola popolare femminile cominciò a funzionare con il mese di febbraio 1866 con tre classi portate poi a cinque e rimase aperta al 23 maggio 1915 quando venne chiusa per lo scoppio della prima guerra mondiale. L’attività scolastica riprese con la scuola per l’infanzia intitolata a Rosa Mistica che ancor oggi funziona nella struttura di via Battisti frequentata in questi anni da centinaia e centinaia di bambini.

Sono passati 150 anni da quel 23 gennaio 1866, ma la storia continua. La presenza delle suore, se diminuita nel numero per la scarsità di vocazioni, ha ormai varcato gli oceani diventando missionaria. Case sono state aperte in America Latina, Africa, Asia, Europa. Le Suore della Provvidenza continuano la loro presenza nella comunità cormonese, continuano ad essere un punto di riferimento. Non si vedono più nelle corsie degli ospedali, ma la loro preghiera per il bene della comunità è continua. Il convento, da quando negli anni Sessanta, venne edificata la nuova ala in via Gorizia, ospita l’infermeria della Casa generalizia, dove le suore malate vengono a vivere i loro ultimi giorni e attendere sotto l’ala protettrice di Rosa Mistica quello che loro chiamano “l’incontro con lo sposo”.

La chiesa di Rosa Mistica, divenuta dal 1931 un santuario, rappresenta sempre una mèta e un porto sicuro per quanti vogliono rivolgere la loro preghiera alla Madonna, Non sono pochi i cormonesi che durante la giornata vi entrano per sostare, magari un attimo, e rivolgere il loro sguardo e una breve preghiera alla Madonna e affidare a lei le proprie gioie e le proprie ansie.

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