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Ogni lunedì alle ore 20:30 presso la Sala Caminetto del Centro Pastorale "Mons. Trevisan" incontro "Gruppo della Parola" --- Lunedì 11/11 alle ore 11:00 a Dolegna nella Chiesa di San Giuseppe l'Eucarestia sarà presieduta da Mons. Luigi Olivo --- Venerdì 15/11 alle ore 12:00 in Cimitero a Cormons verrà vissuta la preghiera sulla tomba di don Pino Trevisan e deposto un omaggio floreale della Comunità --- Venerdì 15/11 alle ore 18:30 in Rosa Mistica S.Messa di suffragio per Mons. Trevisan --- Sabato 16/11 alle ore 17:40 in San Leopoldo preghiera comunitaria di Adorazione --- Domenica 17/11 a Brazzano al termine della S.Messa delle ore 11:00 Benedizione dei trattori e degli strumenti agricoli --- Domenica 24/11 a Cormons al termine della S.Messa delle ore 10:00 in Duomo ci sarà, in Piazza XXIV Maggio la Benedizione dei trattori e degli strumenti agricoli ---

UNA RIFLESSIONE DI NATALE

Buone notizie. L’angelo appare ai pastori. Non all’imperatore tronfio dei suoi possedimenti, non a Erode che pensa che Dio sia un pericolo per la propria realizzazione, non ai sacerdoti pieni delle loro convinzioni assolute, non alla brava gente di Gerusalemme troppo presa dalle festività imminenti per desiderare veramente la venuta di Dio.
Natività (Giotto) Loro, i pastori, non si pongono nemmeno il problema. 
La maggioranza (dei pastori, in fondo “gentaccia”) ha qualche guaio con la legge, nessuno ha il tempo di frequentare una sinagoga, nessuno rispetta il riposo dello shabbat, nessuno sale al tempio (cioè loro hanno tempo). A loro non interessa il Messia, a loro non importa di Dio, né Dio si interessa di loro, ci mancherebbe.
E invece.
  Quell’annuncio, quel battaglione di angeli mandato a fare un po’ di cinema con tanto di luci sfolgoranti, quel canto che augura la pace, infine, per chi si sente amato da Dio, ribalta ogni prospettiva, stravolge il mondo. 
Andate a vedere, dice l’angelo, vedrete come segno una mangiatoia.
 Per voi, non per gli altri, è nato il Salvatore. 
Per voi che non sapete nemmeno cos’è, la salvezza. Grande Dio.
 Mangiatoia pastori. Come pesce per i pescatori o stoffa per il sarto. 
Il segno che l’angelo dona ai pastori è ciò che conoscono meglio. Non alza l’asticella: possono incontrare Dio esattamente con ciò che sono, con ciò che conoscono. È Dio che si è fatto loro incontro, senza porre condizioni. E loro vanno, e vedono, e capiscono. 
Spiegano alla ragazzina provata dal parto e al suo fidanzato degli angeli.
 Maria sorride debolmente, Giuseppe non sa che pensare. Che storia. 
Dio nasce in un paese lontano, in condizioni di disagio e gli unici che se ne accorgono sono quelli che mangiano pane (poco) e disagio una volta al giorno.
Tornano pieni di gioia al loro insopportabile lavoro, i pastori; nessun bel finale: l’odore di sterco è lo stesso, il freddo è ancora pungente. Il loro cuore è cambiato.

 Ecco Dio. Ecco Dio, voi che lo aspettate. Ecco Dio, voi che non ne sentite il bisogno. Eccolo, inatteso, sconvolgente, stordente, folle. 
Un Dio che si annuncia a chi non se lo merita, a chi non lo prega, a chi maledice la vita tre volte al giorno. Un Dio che si fa riconoscere dai segni quotidiani, che si nasconde nelle piccole cose. Un Dio che cambia la vita che se anche resta la stessa, assume una luce diversa.
 Ecco Dio, a voi che vi sforzate di credere in Gesù, che ancora non vi stancate di essere cristiani e di seguirlo e di pregarlo. Ecco Dio, diverso da come lo vorremmo. 
Un Dio bambino, che non risolve i problemi, ma ne crea, chiedendo accoglienza. 
Un Dio che non punisce i malvagi ma che dai malvagi è cercato per essere ucciso. 
Un Dio che si rivolge a noi poveri, a noi perdenti, a noi inquieti. 
Lui per primo povero, perdente, inquieto per amore.

Se Dio è così. Se Dio è così significa che ama l’umanità al punto da diventare uomo. 
Se Dio è così significa che Dio è accessibile e ragionevole, tenero e misericordioso. 
Che l’idea di un Dio potente da tenere a bada, che si fa gli affari suoi, sommo egoista bastante a se stesso, è fasulla e pagana, che Dio ama, prima di essere amato.
Se Dio è così significa che ha bisogno di noi, come ha avuto bisogno di una madre e di un padre. 
E che io posso riconoscere Dio e servirlo in ogni sconfitto, in ogni povero, in ogni abbandonato. 
Che la fragilità degli uomini è il luogo che Dio vuole abitare, che, se vivo questo Natale con la morte nel cuore, allora è esattamente la mia festa, perché Dio abita anche la stalla della mia vita.
 Se Dio è così. (di Paolo Curtaz)

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